Spedito da Enrico S - Mi chiedo se sia possibile ridare vita a mobili impiallacciati il cui aspetto non riveli più la bellezza delle venature. Sono mobili degli anni '60-'70 che io trovo interessanti per tipologia costruttiva anche se non sono tutti in massello e non sono molto vecchi; la loro vernice dev'essersi deteriorata con l'azione degli UV, ecc. ed io vorrei sapere come rinnovarne le superfici. Il mio timore è che utilizzando sverniciatore, paglietta o orbitale si possa "andare in secca"...mi sembra si dica così per dire che si vede la colla sotto il tranciato. Poi mi consigliate di dargli gommalacca, olio paglierino o poliuretanica?

(Pino) Per non "andare in secca" evita l'uso di elettroutensili. Svernicia a mano con paglietta e sverniciatore non troppo aggressivo, provando prima in un angolo e procedendo per piccole parti. Ove lo sverniciatore non funzioni prova con solventi in locale aerato e con maschera (alcool isopropilico, essenza di benzina, diacetonalcool, etere, toluolo, xilolo acetone ec...) e sempre per piccole porzioni in modo da testare le misture, limitando la massimo l'azione meccanica. Se l'impiallacciatura è particolarmente sottile evita di levigare se non a mano e con carta finissima eventualmente imbevuta in olio paglierino per limitare ulteriormente l'abrasione. Quando avrai tolto la vernice per ravvivare le venature del piallaccio preparando la verniciatura a tampone usa olio paglierino, in due passate intervallate da un giorno, lascia riposare due o tre giorni poi passa alla verniciatura a gommalacca con tampone, occorrendo previa otturazione dei pori con idoneo prodotto compatibile con la gommalacca (ve ne sono molti in commercio). Se procedi con cautela dovresti ottenere un ottimo risultato.

(Michele) Hai già avuto ottime indicazioni sulla sverniciatura, lasciami aggiungere che, anche se ti consiglio anche io la finitura a gommalacca data a tampone, i mobili degli anni '60 '70, e anche alcuni pezzi, specie francesi, art decò, anche ante guerra, non erano, spesso, piu' verniciati a gommalacca, ma con le prime vernici nitrocellulosiche. Parliamo di produzioni in cui si ricercava la forma del mobile e particolari finiture più con l'innovazione che con i modi della falegnameria classica. I risultati sono spesso notevoli e tutt'ora sottovalutati. Ma visto che non sempre queste complesse finiture possono essere riprodotte e magari a volte nemmeno identificate, la soluzione migliore dovrebbe essere il tampone, che si è continuato ad usare (per fortuna), sino ai nostri giorni.